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Posted by on 19 Feb 2015 in anticapitalismo | 0 comments

TTIP – Transatlantic Trade and Investment Partnership

TTIP – Transatlantic Trade and Investment Partnership

 

Pubblichiamo questo documento inviato da Terre Forti sull’accordo secretato tra USA e Europa che a nostro parere rappresenta un forte attacco alle politiche di controllo e sfruttamento a livello globale.

TTIP è l’acronimo di Transatlantic Trade and Investment Partnership. Si tratta dell’accordo di libero scambio tra Ue e Usa che viene definito come il più grande della storia (cd. “Nato economica”).

 

Alcuni numeri
Il trattato coinvolge i 50 stati degli Stati Uniti d’America e le 28 nazioni dell’Unione Europea, per un totale di circa 820 milioni di cittadini. La somma del PIL di Stati Uniti e Unione Europea corrisponde a circa il 45 per cento del PIL mondiale (i dati sono del Fondo Monetario Internazionale aggiornati al 2013). Secondo le stime ufficiali, l’accordo porterebbe nelle casse dell’UE 119 miliardi all’anno e 95 in quelle degli USA. Si tratta dunque, non fosse altro che per il suo impatto globale potenziale, di un trattato di importanza storica.

 

Cosa prevede
L’accordo prevede l’eliminazione dei dazi e delle barriere non tariffarie fra Stati Uniti e Unione europea e la semplificazione della compravendita di beni e servizi fra le due aree.
Per mettere in atto l’accordo occorre una sostanziale deregulation che passi per l’allineamento e l’armonizzazione delle regole su commercio, industrie, agricoltura, ambiente, energia, rifiuti, sanità, lavoro, servizi pubblici e molto altro. In sostanza tocca ogni quasi ogni singolo aspetto della nostra vita. Dal TTIP sono attualmente esclusi i servizi finanziari e le banche.

 

Inizio negoziati
Nel giugno del 2013 il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e l’allora presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, dopo più di dieci anni di preparazione, hanno avviato ufficialmente i negoziati sul TTIP; dovrebbero essere completati nel 2015.

 

Criticità
Vi sono parecchie criticità e perplessità riguardo questo trattato. Uno degli aspetti fondamentali dell’accordo è che l’incentivo all’esportazione di beni e servizi tra le due parti si fonda sull’eliminazione delle barriere regolamentari e non di quelle fiscali. Le barriere non tariffarie più rilevanti riguardano il mercato alimentare, centrale nell’economia italiana ed europea, e l’industria biotecnologica, chimica e cosmetica, particolarmente delicate dal punto di vista della sicurezza.

Le barriere non tariffarie attualmente vigenti hanno tenuto lontano la carne agli ormoni, il pollo allevato con il cloro, gli ftalati nei giocattoli, i residui dei pesticidi nel cibo, gli OGM e molti elementi tossici della nostra catena alimentare. Molte delle sostanze e degli additivi vietati in Europa, negli Stati Uniti sono legali. Da questo punto di vista l’UE è, fortunatamente, molto rigida mentre le normative negli Stati Uniti sono all’acqua di rose. Da noi vige il principio di precauzione, ovvero finché non viene provato che una determinata sostanza non faccia male, essa non viene commercializzata. Invece negli USA è l’esatto contrario. Cioè finché non viene provato che quella sostanza faccia male, rimarrà in commercio.

Altro problema è che la liberalizzazione dei servizi implica che aziende private statunitensi possano liberamente entrare nella gestione dei servizi essenziali quali quelle delle risorse idriche (in barba al referendum sull’acqua pubblica), dei rifiuti o della sanità, che comporterebbe una valanga di prodotti farmaceutici che hanno avuto l’obbligo di essere sperimentati per svariati anni ma basterebbero solo sei mesi!

 

ISDS e arbitrati internazionali
Ma l’aspetto, forse, più preoccupante riguarda l’esautorazione dei tribunali nazionali in caso di dispute legali. L’accordo prevede l’inclusione delle clausole Investor-to-State Dispute Settlement (ISDS), strumento che consentirebbe a un soggetto privato di denunciare un Governo per i mancati profitti derivanti da politiche sociali, ambientali e finanziarie più restrittive. Cosa già successa con la Philip Morris che ha chiesto il risarcimento al governo uruguaiano e australiano per le politiche di restrizione del fumo a tutela della salute. È da sottolineare come l’ammontare del bilancio di alcune multinazionali superi il PIL di molti paesi europei. Anche un paese come la Germania subirebbe danni enormi da eventuali cause perse con le multinazionali. Parliamo di milioni di euro, non di noccioline. Ciò, unitamente all’esautorazione dei tribunali nazionali nella risoluzione di dispute legali che verranno risolte da un organismo terzo come già avviene coi i panel del WTO (Il processo di risoluzione delle controversie viene avviato quando un membro presenta a un altro una richiesta di consultazione in merito a una determinata questione. Qualora le consultazioni non permettano di risolvere la controversia, un membro può chiedere all’organo di conciliazione la costituzione di un panel, composto in generale di tre esperti indipendenti, per decidere la questione. Le parti possono inoltre convenire spontaneamente di ricorrere ad altri metodi di risoluzione delle controversie, compresi i buoni uffici, la conciliazione, la mediazione e l’arbitrato.), mette a rischio la tutela ambientale e sociale garantita dalla legislazione europea, di gran lunga più garantista per i cittadini di quanto non lo sia quella statunitense. Questo genere di arbitrato viene organizzato in sale conferenze di hotel in giro per il mondo, senza traccia di documenti e senza alcuna trasparenza. Come farebbe un comune cittadino a tutelarsi da una multinazionale? Come farebbe ad individuare il soggetto da citare in giudizio?
Non solo, se ad esempio un gruppo di cittadini o un singolo facesse una battaglia sugli OGM e su qualunque altra cosa e la vincesse, una multinazionale potrebbe citarlo in giudizio per mancato profitto. Rendiamoci conto che non potrebbero più avviare nessuna lotta con la speranza di spuntarla. Tutto ciò significa la morte della democrazia, della giustizia, della sovranità nazionale ed europea e l’ufficializzazione dell’egemonia di lobby, corporation, multinazionali e gruppi di potere finanziario vari su stati e governi.

 

Segretezza
A tutto questo si aggiunge la riservatezza delle trattative condotte in segreto. Siamo venuti a sapere dell’esistenza di questo trattato grazie a Wikileaks. Per rispondere alle accuse di poca trasparenza, la Commissione Europea ha avviato una consultazione pubblica on-line (iniziata a marzo 2014 e durata circa 3 mesi). Peccato che l’apertura di una consultazione pubblica non può avere luogo (e non ha nemmeno senso) se l’oggetto della stessa risulta secretato. Da questa consultazione è venuta fuori la contrarietà all’instaurazione delle clausole ISDS. Ad oggi non risulta che siano state depennate.

 

Ruolo delle piccole e medie imprese
Secondo la Commissione Europea, le prime a beneficiare di quest’accordo sarebbero le PMI, in quanto rispetto alle grandi aziende avrebbero molta più difficoltà a superare gli ostacoli commerciali. Le PMI rappresentano in Europa i due terzi dei posti di lavoro nel settore privato. Quindi sono una colonna portante del nostro sistema. I negoziatori dell’accordo hanno annunciato un capitolo dedicato alle PMI. Ma anche qui vi sono diverse criticità. La prima è legata al fatto che le PMI entrerebbero in campo nel TTIP a giochi fatti, cioè a negoziati conclusi, in una seconda fase. Ciò significa il ruolo delle PMI sarebbe passivo e non potrebbero proporre alcunché. L’altra criticità è legata al fatto che le piccole e medie imprese agirebbero in unico mercato in diretta concorrenza su tutti i fronti con le grandi aziende statunitensi e le multinazionali che le asfalterebbero. Lo vediamo già adesso in piccolo con l’esempio di Catania circondata da grandi centri commerciali che vanno a discapito dei piccoli esercizi commerciali, causandone la chiusura e la perdita dei posti di lavoro. Senza aver bisogno di stime di impatti economici (che già esistono e non sono affatto positivi), immaginiamo questa situazione estesa a livello intercontinentale. Una catastrofe.

 

Proprietà intellettuale e privacy
Le disposizioni a protezione della proprietà intellettuale e industriale attualmente oggetto di negoziati potrebbero minacciare la libertà di espressione su internet o privare gli autori della libertà di scelta in merito alla diffusione delle loro opere. Si ripresenterebbe insomma la questione dell’ACTA, il controverso accordo commerciale su contraffazione, pirateria, copyright, brevetti la cui ratifica è stata respinta il 4 luglio 2012 dal Parlamento Europeo.

 

Conclusioni
In sostanza, abbiamo tutto da perdere e ben poco da guadagnare, soprattutto noi europei.
Sul piano della democrazia, della libertà, economico e sociale.
Dunque quale potrebbe essere il vero motivo che soggiace alla stipula di questo trattato? Provando ad azzardare un’ipotesi (da cui probabilmente non ci si allontana troppo dalla realtà) la vera ragione è di stampo geopolitico e strategico. Il Capitalismo Finanziario e gli USA, per contrastare l’avanzata economica di Cina e Russia e gli altri paesi BRICS, devono assicurarsi il controllo, sotto tutti gli aspetti, dei paesi UE e con il TTP e dei paesi del sud-est asiatico. La crisi causata dalla situazione Ucraina e la conseguente tensione, che ha portato diverse sanzioni, con la Federazione Russa ha reso ancor più impellente la conclusione delle trattative e funge da ottima scusa per accelerare in tal senso. In conclusione si potrebbe addirittura dire che questo non è un trattato di libero scambio ma una vera e proprio annessione di paesi, con integrazione politica ed economica quasi totale.

 

Ultime notizie sui negoziati

L’ottavo round di negoziati Ttip.
La tavola rotonda è durata dal 2 al 6 febbraio ed è guidata dai capi negoziatori Ignacio Garcia Bercero per l’Unione europea e Dan Mullaney per gli Usa. Sul tavolo dei negoziatori, alcuni capitoli generali del partenariato Usa-Ue come le tariffe, le indicazioni di origine geografica, la possibile inclusione di capitoli come l’energia, la regolamentazione finanziaria, appalti pubblici e tanto altro.
Prossimi passaggi. Mentre i primi round – finora otto – di negoziati sono stati collettivi, ovvero condotti da due intere team di negoziatori e sui criteri generali del partenariato, la seconda fase sarà bilaterale e sui singoli capitoli dell’accordo. Alla fine, una volta raggiunto un compromesso, l’intero trattato dovrà essere approvato dal Consiglio dei ministri dell’Ue (maggioranza qualificata) e dal Parlamento europeo (maggioranza assoluta). A questo va aggiunto il consenso indispensabile del primo vice presidente della Commissione europea, l’olandese Frans Timmermans, al quale il numero uno della Commissione, Jean-Claude Juncker ha dato potere di veto. Infine il Ttip così approvato a Bruxelles, dovrà passare al vaglio dei singoli Paesi dell’Ue – tra cui l’Italia – ognuno dei quali prevede processi differenti per la ratificazione dei trattati commerciali internazionali.

 

Approfondimenti:
https://stop-ttip.org
(sito in inglese, tedesco o francese. Ci sono una petizione online e una petizione cartacea che potrebbe essere portata ai banchetti) [en/de/fr]
http://ttip2014.eu sito gestito dal gruppo dei Verdi europei [en]
http://stop-ttip-italia.net
http://www.italia.attac.org/joom-attac/mercati-globali/ttip
www.bilaterals.org : include tutte le ultime notizie sul TTIP
ww.s2bnetwork.org : the Seattle to Brussels Network (EU)
www.citizen.org : Public Citizen (US)
http://www.citizen.org/tafta
www.sierraclub.org : Sierra Club (US)
http://action.sierraclub.org/site/DocServer/TTIP_Report_2.pdf?docID=13561
http://www.ciel.org/Publications/TTIP_Chem_16Sep2014.pdf (documento riservato “leaked”)

Focus e notizie sul TTIP sul sito della Commissione Europea (Commercio)
http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2013/october/tradoc_151796.pdf
http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2013/december/tradoc_151979.pdf
http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-13-564_it.htm
http://ec.europa.eu/trade/policy/in-focus/ttip/about-ttip/index_it.htm
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Lavoro-sanita-i-rischi-del-Ttip-26638

OGM
http://www.dirittiglobali.it/2014/10/vandana-shiva-ttip-democrazia/
http://federicadaga.blogspot.it/2014/02/liberalizzazioni-dalla-al-ttip.html

ISDS
https://www.dropbox.com/sh/75q35fsd57lsuy3/AAAhh9F8ohw33UemTsbeBcnra/Informazione/ISDS?dl=0

 

VIDEO UTILI

“T.T.I.P.: Il Patto Scellerato USA-UE-Multinazionali” (6′)

“TTIP: accordo USA-UE” (15′ – di Monia Benini)

“Ma che cos’è il Trattato Transatlantico ( TTIP ) e perché nessuno ne parla?” (15′)

“Che cos’è l’accordo transatlantico Stati Uniti Europa” (7′ – Giulietto Chiesa, 20/6/2013)

 

 

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