Pages Menu
TwitterRssFacebook
Categories Menu

Posted by on 30 Mar 2015 in collettivo experia, partigiani, resistenza | 0 comments

Pane, Pace e Libertà – 25 aprile Catania

Pane, Pace e Libertà – 25 aprile Catania

 

Negli ultimi anni la crisi economica ha gradualmente e drasticamente ridotto il potere d’acquisto dei salari, la condizione di operai e lavoratori è gravemente peggiorata, i sindacati sono mere emanazioni del governo e non ne tutelano i diritti, lo stesso governo continua a fare gli interessi dei grossi gruppi industriali mentre la povertà avanza nel paese, trascinando nella miseria le famiglie meno abbienti.

Nel paese dilaga il malcontento che una propaganda bieca e razzista rivolge contro le minoranze più deboli, emanando leggi xenofobe e aizzando gli italiani contro il diverso e lo straniero.
Il dissenso viene osteggiato nelle piazze e la scure della repressione cala sulle forme di opposizione autorganizzata. Persino le forme di rappresentanza politica vengono svuotate di significato, l’espressione del voto vanificata e il parlamento ridotto a muta comparsa in nome dell’emergenza e dell’unità nazionale.

Sembra si parli di oggi, vero?
Invece siamo sì nel mese di marzo, ma non del 2015, bensì del 1943!

Nel periodo più buio della storia del paese, quando ogni speranza di rinnovamento sembrava perduta e minacciosi venti di guerra agitavano l’Europa, tra le ceneri del sogno di uguaglianza e libertà covava già la scintilla che avrebbe acceso la grande stagione della Resistenza.

 

A settant’anni esatti dalla vittoria della lotta di Liberazione del paese dal nazifascismo, abbiamo deciso di guardare indietro, ai semi che sarebbero germogliati di lì a poco e che sarebbero sbocciati dopo due anni nella rossa primavera del 25 aprile 1945.

 

Il paragone che certo può sembrare eccessivo, serve a comprendere innanzitutto un aspetto meno celebrato della Resistenza, la stagione degli scioperi operai del marzo ’43 che di fatto compì la saldatura tra l’aspetto sociale e quello politico dell’opposizione al fascismo. Quegli scioperi che di fatto si conclusero con parziali conquiste di mediazione con i padroni, in realtà ebbero un valore simbolico fortissimo e diedero il primo scossone a un regime che appariva granitico: dimostrarono soprattutto che era possibile opporre resistenza!

Da lì in poi la Storia avrebbe accelerato, il 25 luglio, l’8 settembre e poi la montagna, le brigate partigiane e i Gap nelle città, fino alla cacciata del nemico nazifascista.

 

Guardare alla Resistenza oggi, a settant’anni di distanza, significa rifiutare il processo di imbalsamazione che la pretesa sinistra revisionista non ha mai smesso di riproporre su quella stagione di lotte sin dall’immediato dopoguerra, e ripercorrere invece il sentiero tracciato dai partigiani: il percorso verso la costruzione di una società libera non solo dal fascismo, ma anche dallo sfruttamento capitalista.

 

La crisi economica, sociale e culturale in cui è ripiombata l’Europa, le minacce di guerra che la agitano, la deriva xenofoba e razzista che prospera nel malessere diffuso devono riportarci alla memoria l’esempio di quel marzo di più di mezzo secolo fa, quando dalle fabbriche e poi dalle scuole e dalle università, dai quartieri più poveri delle nostre città sorse un fronte che si oppose con ogni mezzo alla guerra, alla fame e alla barbarie, al grido di “Pane, pace e libertà”.

Anche noi lottiamo per il pane, per la dignità di un lavoro stabile che il nuovo Jobs Act del governo Renzi tenta di disintegrare del tutto, regalando ancora più flessibilità ai padroni che si sbarazzano dei lavoratori con estrema semplicità, come sta per accadere per esempio ai lavoratori dei call center Almaviva; ci opponiamo alla guerra imperialista e a i suoi strumenti di distruzione come il MUOS di Niscemi; scendiamo in piazza contro la repressione dei compagni, dagli attivisti NoTav ai 17 militanti dei centri sociali di Palermo, e al tentativo di criminalizzazione delle lotte; esigiamo la chiusura dei moderni lager per migranti, i CIE e i CARA, prigioni disumane e fonte di speculazione e clientele elettorali e rifiutiamo il progetto criminale, già causa di migliaia di morti alle frontiere, di una fortezza Europa.

È con queste parole d’ordine che vogliamo costruire un grande spezzone, comunista, antifascista e anticapitalista per il corteo del 25 aprile 2015 a Catania, che rilanci una nuova stagione di lotte, nei nostri quartieri come nei picchetti dei lavoratori in lotta, intorno alla base di Niscemi e davanti ai cancelli di Mineo.

 

 

Collettivo Experia Catania
30 marzo 2015

 

 

Post a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *