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Posted by on 7 Nov 2011 in partigiani | 0 comments

Onorina Brambilla Pesce: un grande esempio di donna "combattente"

“Eravamo giovani, ci sentivamo belle, allegre… Non eravamo incoscienti, sapevamo di correre dei rischi. Ma volevamo un’Italia diversa, libera, e non c’era altra scelta oltre a quella di resistere e combattere” (Nori Brambilla Pesce)

Se n’è andata oggi (6 nov 2011) Nori Brambilla, nome di battaglia Sandra, staffetta gappista e moglie di Giovanni Pesce, il comandante Visone.
Partigiana, antifascista e comunista, come precisava con fierezza ad ogni intervista, Nori è stata una compagna e una donna straordinaria, coraggiosa protagonista e instancabile testimone della stagione più bella della storia di questo paese, quella Resistenza che ci ricorda con orgoglio che l’Italia ha saputo rialzarsi e combattere contro l’oppressore fascista e il suo complice nazista.

Quasi settant’anni dopo, mentre i lavoratori e le lavoratrici italiani e le loro famiglie resistono ogni giorno alla violenza che le leggi di un mercato impazzito e di un capitalismo moribondo impongono nelle loro vite, la scelta di Norina, operata in un altro momento difficile della storia italiana, è un esempio di fermezza e coraggio di cui abbiamo bisogno.

I compagni e le compagne del Centro Popolare Experia salutano a pugno chiuso Nori Brambilla: BELLA CIAO.


25aprile2010-spezzone-experia

25 aprile: un punto di partenza
Facciamo del sentiero tracciato dalla Resistenza, un ponte verso le generazioni future!

Di fronte alle proposte reazionarie dei nuovi fascisti italiani (vedi le deliranti proposte sulla questioni migranti e immigrazioni), di fronte alla precarizzazione strutturale del mondo del lavoro che nega un futuro dignitoso a milioni di famiglie e soprattutto di fronte a questo sfruttamento misto a degrado culturale che fa di questa città, la città tra le più povere d’Italia, noi vogliamo guardare attentamente alla Resistenza come il punto più alto raggiunto dalle masse popolari italiane nella lotta contro l’oppressione sociale, la fame e la miseria; vogliamo fare nostra l’esperienza di quei proletari, di quei militanti che a decine di migliaia liberarono l’Italia dal nazifascismo, con la speranza di avviarsi a vivere una vita nuova, mai più fatta di stenti.
Riparlare oggi di Resistenza non ha solo un valore culturale, bensì quello diricercare nell’esempio dei Partigiani validi stimoli, suggerimenti ed esempi per il presente; fare insomma del sentiero della Resistenza un ponte verso il futuro!

 

[scarica intervento-experia-catania-25-aprile-2010]
[scarica documento-experia-catania-25-aprile-2010]
[scarica il nostro Dossier-resistenza-in-sicilia-2004]

 

 

[scheda dal sito Anpi]

Onorina Brambilla Pesce
Ex deportata del Lager di Bolzano

Onorina Brambilla è nata nel 1924.
Dopo l’8 settembre 1943 entra a far parte dei gruppi di difesa della donna, ai quali durante la Resistenza si sono aggregate numerosissime donne per supportare i partigiani in molti modi, soprattutto per la distribuzione della stampa clandestina e come staffette, cioè per portare ordini tra le diverse formazioni. Successivamente Onorina è entrata nella terza brigata GAP (Gruppi di Azione Patriottica), una formazione che agiva nelle città e che compiva principalmente azioni di disturbo e di sabotaggio, per colpire le spie ed i collaborazionisti.
Viene arrestata il 12 settembre 1944 a Milano, dalle S.S., nel corso di un’imboscata tesa a catturare il comandante della terza brigata GAP, Giovanni Pesce, che in seguito diverrà suo marito.
Onorina viene portata al carcere di Monza e, dopo due mesi, è trasferita al carcere di San Vittore di Milano. Dopo soli due giorni viene deportata al Lager di Bolzano, dove arriva l’11 novembre 1944.
Il Lager di Bolzano viene liberato il 30 aprile 1945.
Onorina insieme ad altri compagni decide di non aspettare i camion degli alleati che avrebbero riportato a casa i deportati, e lascia il Lager a piedi.
Cammina per 5 giorni: attraversa la Valle di Non, il passo della Mendola sotto la neve.
Il 7 maggio Onorina arriva a Milano. (scarica la scheda in formato pdf)

 

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