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Posted by on 10 Feb 2015 in internazionalismo | 0 comments

NA JURIŠ! ALL’ASSALTO!

NA JURIŠ! ALL’ASSALTO!

 

 

Fin dalla Prima guerra mondiale, lo stato italiano, prima liberale e poi fascista, iniziò una sistematica cancellazione dell’identità e della presenza slava nelle terre del confine orientale, con persecuzioni, arresti, uccisioni, espulsioni di massa e imponendo l’uso della lingua italiana.
Con l’invasione nazifascista della Jugoslavia nel 1941, decine di migliaia di sloveni e croati vennero rinchiusi nei campi di concentramento italiani nei territori occupati, più di 10 mila vi trovarono la morte; solo nel litorale adriatico, gli occupanti uccisero 45 mila persone, ne resero invalide 7 mila e distrussero 20 mila case, radendo al suolo interi villaggi.
Complessivamente, furono un milione e 100 mila gli jugoslavi che perirono a causa dell’invasione dell’Italia fascista e della Germania nazista.

Il 10 febbraio, con la cosiddetta Giornata del Ricordo, questi criminali e massacratori fascisti vengono onorati sotto le spoglie di “martiri delle foibe”.

Riscrivendo la storia, lo stato, oggi sedicente democratico, riabilita il fascismo, pompa il nazionalismo e fomenta il razzismo: per distruggere le conquiste dei lavoratori, per le politiche di guerra imperialista che vedono le truppe italiane schierate su ogni fronte di conflitto, per seminare odio tra i proletari italiani e quelli immigrati, per legittimare l’azione dei nuovi squadristi di Casa Pound e Forza Nuova … Liberale, fascista, “democratico”: lo stato è sempre lo strumento della tirannia dei grandi capitalisti sui lavoratori e le masse popolari.

Loro riscrivono la storia, noi proletari, operai, studenti, pensionati, uomini e donne delle masse popolari, dobbiamo riprenderci la nostra storia, quella dei partigiani che seppero vincere sui nazifascisti, e applicarla oggi, nelle lotte sui posti di lavoro, nei quartieri, nelle scuole e nelle università.

“Na juriŠ”, che significa “all’assalto”, era allora il grido di guerra dei partigiani sloveni e sia ancora oggi il nostro grido, perchè se il passato non si deve riscrivere, il futuro si conquista solo assaltando il presente.

 

Collettivo Tazebao
Febbraio 2015

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