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Posted by on 2 Nov 2011 in crisi | 0 comments

Lettera alla BCE del signor B.

Lettera alla BCE del signor B.

Piccola analisi tra la lettera di Berlusconi e i documenti che confindustria ha prodotto negli ultimi mesi (il suo “manifesto”, e “i nove impegni” pubblicati sul sole 24 ore), per capire cosa ci aspetta nei prossimi mesi.

Chi ha scritto la lettera che Berlusconi ha consegnato al Consiglio Europeo?

Dopo giorni di spasmodica attività diplomatica fatta di incontri politici avvolti nella segretezza, di proclami subito smentiti, di limature continue, ieri Berlusconi, col beneplacito di Napolitano, ha consegnato la sua famosa lettera d’intenti al Consiglio d’Europa, la lettera che finalmente mette nero su bianco quale sarà nei prossimi mesi l’attività politica del nostro governo in merito alle “sfide che l’Europa ci pone”.

Naturalmente tutti i giornali hanno messo in risalto subito alcuni degli aspetti della lettera: il principio di alzare a 67 anni l’età pensionabile dal 2026; le modifiche allo Statuto dei lavoratori per rendere più facili i licenziamenti per le aziende; la previsione per 5 miliardi di euro dalle dismissioni del patrimonio pubblico; la stretta sui contratti parasubordinati; la riforma della pubblica amministrazione.

E’ evidente che queste linee d’intenti rappresentano da sole un attacco intollerabile ai diritti e alle tasche dei lavoratori, dei pensionati e dei giovani, senza ledere in alcun modo chi la crisi l’ha generata e continua a generarla lucrandoci sopra. Sono fatti gravissimi, anche perché accanto a ognuna di quelle misure è presente anche una data, che rappresenta il periodo di tempo che l’attuale governo si da per fare passare le misure stesse. Peccato che quelle date nella maggior parte degli articoli che abbiamo letto non compaiano mai, come se si volesse far passare l’idea che siano riforme che prenderanno anni per essere attuate.

Ma le stranezze non finiscono qui.

Come tutti i giornalisti abbiamo letto anche noi con molta attenzione la lettera presentata al Consiglio Europeo (il testo integrale lo trovate qui) scoprendo non solo che le misure eccezionali erano molte di più, ma anche che molte di quelle misure di cui nessuno parla avevano un che di famigliare, quasi che fossero la riedizioni di concetti espressi qualche tempo fa, tre mesi fa per la precisione.
Lo scorso 16 luglio, attraverso il suo organo di stampa il sole24ore, stilò una lista: “i nove impegni per la crescita”, definendo programmaticamente quale sarebbe stata la linea di Confindustria in merito alla politica economica del belpaese, molto di più dei “cinque punti” del “manifesto delle imprese per salvare l’Italia” che la stessa presentò al governo a settembre (qui trovate il testo integrale dei nove impegni).

Confrontando i due testi c’è da rimanere sbalorditi.
Proviamo a farlo insieme.

Tralasciamo il cappelletto iniziale (sez. A – I fondamentali dell’economia, sul quale torneremo dopo) e andiamo direttamente al sodo: “sez. B – Creare condizioni strutturali per la crescita”, e analizziamo punto per punto il piano d’azione che sarà definito entro il 15 novembre:

punto a. Promozione e valorizzazione del capitale umano.
La lettera di berlusconi recita: “L’accountability delle singole scuole verrà accresciuta (sulla base delle prove INVALSI), definendo per l’anno scolastico 2012-13 un programma di ristrutturazione per quelle con risultati insoddisfacenti; si valorizzerà il ruolo dei docenti (elevandone, nell’arco d’un quinquennio, impegno didattico e livello stipendiale relativo); si introdurrà un nuovo sistema di selezione e reclutamento. Si amplieranno autonomia e competizione tra Università. Si accrescerà la quota di finanziamento legata alle valutazioni avviate dall’ANVUR e si accresceranno i margini di manovra nella fissazione delle rette di iscrizione, con l’obbligo di destinare una parte rilevante dei maggiori fondi a beneficio degli studenti meno abbienti. Si avvierà anche uno schema nazionale di prestiti d’onore. Da ultimo, tutti i provvedimenti attuativi della riforma universitaria saranno approvati entro il 31 dicembre 2011.”

Ecco cosa recita invece il punto 7 dei nove impegni per la crescita del sole24ore:
“Aumento delle rette universitarie. Non c’è motivo per cui chi può permetterselo non debba pagare in modo adeguato l’investimento formativo dei figli. Gli studenti meritevoli e non abbienti vanno invece sostenuti con un sistema generoso e mirato di borse di studio e/o di prestiti (come in numerose esperienze straniere). Ciò spingerebbe a migliorare nettamente la gestione delle università, perché ne farebbe dipendere il finanziamento in modo più marcato e diretto da quanto gli studenti versano. Abolizione del valore legale del titolo di studio, per cui non varrà più che un diploma ottenuto abbia lo stesso valore indipendentemente dalla bontà dell’ateneo in cui è stato conseguito.”

Beh, in effetti si somigliano tanto, la sostanza è identica, solo che descritta da angolature differenti. Entrambe dipingono un quadro sconfortante di quelle che sarà l’istruzione nei prossimi anni: la famigerata controriforma Gelmini avrà presto i suoi provvedimenti attuativi che le permetteranno di tagliare quello che ancora non era riuscita a tagliare , si creeranno le università di serie A e quelle di serie B, quelle di serie A saranno in sostanza università private finanziate con i soldi pubblici, aboliranno il valore legale del titolo di studio così una laurea presa in un’università di serie A varrà il doppio di quella presa in una di serie B, spunteranno i prestiti (invece che le borse di studio per i meno abbienti) e infine ciliegina sulla torta si metteranno in competizioni anche le scuole tra loro (come già sta avvenendo per gli atenei).

punto b. Efficientamento del mercato del lavoro

Nella lettera è scritto:
“E’ prevista l’approvazione di misure addizionali concernenti il mercato del lavoro.

1. In particolare, il Governo si impegna ad approvare entro il 2011 interventi rivolti a favorire l’occupazione giovanile e femminile attraverso la promozione: a. di contratti di apprendistato contrastando le forme improprie di lavoro dei giovani; b. di rapporti di lavoro a tempo parziale  e di contratti di inserimento delle donne nel mercato del lavoro; c del credito di imposta in favore delle imprese che assumono nelle aree più svantaggiate.
2. Entro maggio 2012 l’esecutivo approverà una riforma della legislazione del lavoro a. funzionale alla maggiore propensione ad assumere e alle esigenze di efficienza dell’impresa anche attraverso una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato; b. più stringenti condizioni nell’uso dei “contratti para-subordinati” dato che tali contratti sono spesso utilizzati per lavoratori formalmente qualificati come indipendenti ma sostanzialmente impiegati in una posizione di lavoro subordinato”.

Traduzione:
Francesco Piccioni dà una buona interpretazione di questa proposta: “«Entro maggio 2012» il governo varerà una legge per cui ai dipendenti assunti con contratto a tempo indeterminato sarà dovuto solo un risarcimento monetario (neppure quantificato in mesi di stipendio), ma non più il diritto al reintegro sul posto di lavoro tramite ricorso al giudice. Nella normativa attuale esiste già questa possibilità, ma come licenziamenti collettivi in seguito a dichiarazione di uno «stato di crisi», verificato e certificato dalle istituzioni pubbliche. In assenza di dettagli, quindi, si è costretti a immaginare che questi «motivi economici» saranno sostanzialmente «autocertificati» dai datori di lavoro, e usati per colpire singoli dipendenti, magari «scomodi» per ragioni sindacali.
Dal lato opposto si parla di realizzare una «stretta» sull’abuso dei contratti atipici, in modo da favorire l’assunzione stabile dei più giovani. Idem per l’apprendistato e l’incentivazione del lavoro femminile. In pratica si realizza un doppio tritacarne: maggiore «flessibilità in uscita» (tradotto: licenziamenti) e un pizzico di minore flessibilità «in entrata». Il controllo della «docilità» del singolo lavoratore verrà fuori comunque da un numero di anni trascorsi tra contratti precari, apprendistato o salario d’ingresso.”
Questo significa tra l’altro che sarà ulteriormente ridotto il ruolo dei sindacati all’interno dei contesti lavorativi, che probabilmente aumenteranno percentualmente i contratti di lavoro precari e che ci sarà un ulteriore riduzione del costo del lavoro (nato dalla concorrenza al ribasso che la mancanza di certezze contrattuali e l’aggressione della contrattazione collettiva perpetrata con l’art 8, inevitabilmente genererà).

punto c. Apertura dei mercati in chiave concorrenziale

Nella lettera Berlusconi scrive:
“Entro il primo marzo 2012 saranno rafforzati gli strumenti di intervento dell’Autorità per la Concorrenza per prevenire le incoerenze tra promozione della concorrenza e disposizioni di livello regionale o locale. Verrà generalizzata, la liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali in accordo con gli enti territoriali.”

Nei suoi nove impegni il sole 24ore scrive:
“5 – Un piano di liberalizzazione di licenze e orari per tutte le attività del commercio, servizi, farmacie, para-farmacie e reti distributive. Liberalizzazione delle professioni. Potenziamento del ruolo dell’Antitrust. Adozione del principio per cui nessun cittadino e nessuna impresa sono tenuti a presentare certificazioni che sono già in possesso della pubblica amministrazione.”
Anche qui è difficile non vedere le somiglianze tra i due testi. Che Berlusconi abbia copiato il sole24 ore? Sembrerebbe che se l’ha fatto, l’ha fatto male, perché ha omesso la parte relativa alle certificazioni. Purtroppo non è così. Più avanti scopriremo perché.

Proseguendo Berlusconi, sempre su questo punto, afferma che:
“Il provvedimento sullo sviluppo conterrà recherà altre misure per rafforzare l’apertura degli ordini professionali e dei servizi pubblici locali. Sempre in materia di ordini professionali, nella manovra di agosto, in tema di accesso alle professioni regolamentate, è stato previsto che gli ordinamenti professionali debbano garantire che l’esercizio dell’attività risponda senza eccezioni ai principi di libera concorrenza, alla presenza diffusa dei professionisti su tutto il territorio nazionale, alla differenziazione e pluralità di offerta che garantisca l’effettiva possibilità di scelta degli utenti nell’ambito della più ampia informazione relativamente ai servizi offerti.”

Beh questo invece è copiato dai cinque punti di confindustria (leggi il testo qui).
E’ il quarto punto (a pagina 11) che in sostanza può essere sintetizzato così: Per ridurre burocrazia e rendere più semplice l’accesso, c’è la proposta di liberalizzare tutte le professioni, questione annosa presentata a ogni manovra e che non si traduce mai in qualcosa di concreto”.
Ovvero vogliono “liberalizzare le professioni”, senza nemmeno chiarire a che titolo poi chiunque potrebbe esercitarla (il titolo di studio mantiene o no il valore legale?). Il risultato che si vuole raggiungere è semplicissimo: prezzi bassi nelle prestazioni richieste, e chi se ne frega della qualità media (tanto “chi ce li ha” sa bene quali sono i professionisti bravi, e può permettersi di pagarli per quanto chiedono).
In quello stesso punto però più avanti si parla anche di qualcosa di più grave, si tratta della proposta di nuove liberalizzazioni che dovrebbero interessare i servizi pubblici locali, i settori dell’energia e dei trasporti. Cosa che il governo ha recepito con la “apertura dell’Italia nei confronti della concorrenza per quel che riguarda il mercato della distribuzione del gas” e più avanti con: “il processo di liberalizzazione e privatizzazione nei comparti idrico, dei rifiuti, dei trasporti, locali e nazionali e delle farmacie comunali, seguendo rispettivamente questa sequenza temporale 3 mesi, 6 mesi, 9 mesi e 12 mesi, prevedendo che non è possibile attribuire diritti di esclusiva nelle ipotesi in cui l’ente locale affidante non proceda alla previa verifica della realizzabilità di un sistema di concorrenza nel mercato, ossia di un sistema completamente liberalizzato. Inoltre, viene previsto un ampliamento delle competenze dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, nonchè un sistema di benchmarking al fine di assicurare il progressivo miglioramento della qualità di gestione e di effettuare valutazioni comparative delle diverse gestioni.”
Ovvero si torna a parlare nuovamente della privatizzazione dei beni comuni, “riprendendo quanto già previsto dall’articolo 23 bis del DL 112/2008 – ha approvato nella manovra di agosto 2011 escludendo il settore idrico a seguito di un referendum popolare”.
In poche parole, sull’acqua non si può fare nulla, su tutto il resto sotto a chi tocca.

punto d. Sostegno all’imprenditorialità e all’innovazione
Berlusconi scive: “Entro il 2011, al fine di favorire la crescita delle imprese il Governo prevede di utilizzare la leva fiscale per agevolare la capitalizzazione delle aziende, con meccanismi di deducibilità del rendimento del capitale di rischio. Verranno potenziati gli schemi a partecipazione pubblica di venture capital e private equity, preservando la concorrenza nei relativi comparti.”

Traduzione: nuovi sgravi fiscali per le aziende.
Come del resto richiesto esplicitamente sia nei nove impegni:
“1 – Riduzione della tassazione sul lavoro che porti a un alleggerimento dell’Irap attraverso una rimodulazione dell’Iva. Questa ricomposizione darebbe più slancio al Pil, perché la riduzione del costo del lavoro agisce su competitività, prezzi e margini delle imprese e ampiamente compensa l’effetto negativo sui consumi dell’inasprimento dell’Iva. Per evitare che la maggior aliquota Iva finisca in maggiore evasione occorre potenziare gli strumenti di controllo.”

e al secondo punto del manifesto di Confindustria.
Confindustria in realtà chiedeva di più, chiedeva anche azioni più decise per l’abbassamento del costo del lavoro che secondo lei non si rifletterà in alcun modo sui consumi, in quanto il problema dei consumi è dato dall’inasprimento dell’Iva. Certo: se un lavoratore prenderà 2-300 euro al mese in meno, e con quelli dovrà fare quadrare i conti per tutta la famiglia, spenderà di meno perché è spaventato dall’inasprimento dell’iva, non perché semplicemente non avrà soldi da spendere. Geniale.

punto e. Semplificazione normativa e amministrativa
La lettera recita: “Il Governo incentiva la costituzione di “zone a burocrazia zero” in tutto il territorio nazionale in via sperimentale per tutto il 2013, anche attraverso la creazione dell’U.L.G. – Ufficio Locale dei Governi quale autorità unica amministrativa che coinvolgerà i livelli locali di governo in passato esclusi. Il Governo mira a semplificare la costituzione del bilancio delle S.r.l., la digitalizzazione del deposito dell’atto di trasferimento delle quote delle società e lo snellimento in materia di vigilanza delle società di capitali e degli organi di controllo. I rapporti con la pubblica amministrazione diventeranno più snelli grazie alla completa sostituzione dei certificati con delle autocertificazioni, mentre le certificazioni rilasciate dalla pubblica amministrazione resteranno valide solo nei rapporti tra privati”.
Traduzione: smantelliamo i controlli e permettiamo a un numero maggiore di imprese di evadere il fisco. Naturalmente questa assenza di regole dovrà valere solo nei rapporti tra aziende e Stato, mentre nei rapporti tra i privati le regole continueranno a esserci, eccome (ca nisciun è fess)

punto f. Modernizzazione della pubblica amministrazione

Questo punto è un capolavoro.
La lettera recita:
“Per rendere più efficiente, trasparente, flessibile e meno costosa la pubblica amministrazione tanto a livello centrale quanto a livello degli enti territoriali (oltre al vigente blocco del turnover del personale) renderemo effettivi con meccanismi cogenti/sanzionatori: a. la mobilità obbligatoria del personale; b. la messa a disposizione (Cassa Integrazione Guadagni) con conseguente riduzione salariale e del personale; c. il superamento delle dotazioni organiche.”

Il documento del sole 24 ore recita:
“8 – Trasparenza della pubblica amministrazione:una forte iniziativa con l’adozione di una legge per la libertà d’informazione (“Freedom of Information Act”, secondo le migliori esperienze straniere). Questo consentirebbe di monitorare l’operato dei funzionari pubblici e li renderebbe più responsabili di inutili ritardi, evitando il rimpallo delle pratiche tra un ufficio e l’altro.”
Traduzione: viene confermato il blocco del turnover dei dipendenti pubblici (ormai decennale), aggravato dalla volontà di «mettere in mobilità» 300.000 statali e parastatali. Il meccanismo è caro al ministro Brunetta: i dipendenti pubblici «in eccesso» in alcune situazioni verranno trasferiti d’ufficio ad altra sede o incarico, anche fuori dal comune di residenza. Avranno due anni di tempo per accettare la destinazione, dopo di che verranno licenziati.

punto g Efficientamento e snellimento dell’amministrazione della giustizia
Questo punto non presenta evidenze interessanti. Per cui andiamo direttamente al punto successivo.

punto h Accelerazione della realizzazione delle infrastrutture ed edilizia
La lettera recita: “Oltre alla realizzazione degli investimenti già concordati con le società concessionarie, il Governo solleciterà una maggiore partecipazione degli investitori privati, definendo entro il 31 dicembre 2011 standard contrattuali tipo che facilitino il ricorso al project financing, con una più chiara ed efficiente allocazione dei rischi tra le parti e accrescendo le certezze sulla redditività dell’opera e la prevenzione di comportamenti di tipo monopolistico nella determinazione dei pedaggi. Verrà rafforzata la qualità della programmazione finanziaria pubblica, definendo obiettivi pluriennali di spesa e concentrando le risorse su progetti considerati strategici.”
Questo punto è una vera e propria manna per la criminalità organizzata. Innanzitutto si facilita il ricorso al project financing (sigla dietro il quale si cela l’utilizzo di strumenti finanziari la realizzazione di un progetto, naturalmente se quegli strumenti finanziari si rivelano inadeguati a rimetterci i soldi alla fine non saranno i privati, ma lo Stato). In secondo luogo si continueranno ad accumulare capitali per i progetti considerati “strategici”, ovvero il ponte sullo stretto, la tav, etc. senza preoccuparsi minimamente delle proteste che da anni infiammano i territori interessati da queste opere.
Ma non finisce qui. Più avanti dice: “Il Governo è impegnato nella definizione nelle prossime 10 settimane di alcune opere immediatamente cantierabili, su proposta del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che potranno beneficiare, a titolo di contributo al finanziamento, della defiscalizzazione (IRAP, IRES) a vantaggio dei concessionari dell’opera stessa. Inoltre sono previste una serie di semplificazioni e velocizzazioni nelle procedure di approvazione dei progetti da parte del CIPE e la suddivisione degli appalti in lotti funzionali per garantire alle PMI un accesso facilitato.”
Ovvero sgravi fiscali per i concessionari dell’opera stessa, che spesso, se non sempre, sono società in odor di mafia.

Infine: “Si prevede lo sblocco degli investimenti privati grazie alla semplificazione delle procedure relative ai contratti di programma dei maggiori aeroporti italiani. Infine, sono previste norme mirate all’ottimizzazione delle gestioni negli impianti portuali e di semplificazione in materia di trasporto eccezionale su gomma.”
Che tradotto in parole povera significa una maggiore facilità nel riciclo del denaro sporco.
Neanche il quinto dei punti del manifesto di confindustria, da cui questo punto trae ispirazione, arriva a tanto.

… Ma… e le pensioni? E le dismissioni?
Niente paura è tutto contenuto nel paragrafo successivo:
C. – UNA FINANZA PUBBLICA SOSTENIBILE che consta essenzialmente di due punti:

Pensioni
dove tra l’altro il nostro premier afferma che:
“Grazie al meccanismo di aggancio dell’età pensionabile alla speranza di vita introdotto nel 2010 (art. 12 commi 12-bis e 12-ter, DL 78/2010, come modificato con art. 18 comma 4, DL 98/2011), il Governo italiano prevede che il requisito anagrafico per il pensionamento sarà pari ad almeno 67 anni per uomini e donne nel 2026.
Sono già stati rivisti i requisiti necessari per l’accesso al pensionamento di anzianità. Tali requisiti aumenteranno gradualmente fino ad arrivare a regime a partire dal 2013.
Questi requisiti sono in ogni caso agganciati in aumento all’evoluzione della speranza di vita.”
Traduzione: l’età pensionabile («vecchiaia») sarà elevata a 67 anni da qui al 2026, sia per gli uomini che per le donne. Per le lavoratrici del settore privato inizia già a gennaio il progressivo aumento dagli attuali 60 anni ai 65, per arrivare infine alla nuova soglia.
Cosa succederà? Semplice: i lavoratori vedranno allontanarsi sempre di più l’età del ritiro in pensione, mentre le aziende vengono rese di fatto libere di mandarli via quando vogliono. Specie per le mansioni meno qualificate e più logoranti, è facile prevedere che verranno messi fuori scaglioni interi di ultracinquantenni, sostituibili con giovani senza garanzie, salari bassi e sindacalizzazione vietata (alcuni licenziamenti «selettivi» saranno più che istruttivi).
Per quanto possa sembrare strano, in questo punto il nostro premier è stato molto più morbido di quanto richiesto da confindustria che nei suoi nove impegni affermava:

“2 -L’innalzamento dell’età pensionabile obbligatorio per tutti a 70 anni, accorciando il percorso che, con l’ultima manovra, farebbe raggiungere tale soglia nel 2050, per arrivarvi entro il 2020. Ciò permetterebbe di pagare pensioni più elevate e di ridurre gradualmente il carico dei contributi sociali molto elevati.”
Tra l’altro non sono state toccate neanche le pensioni d’anzianità come richiesto da Confindustria e UE.
Ma non c’è alcun dubbio che strada facendo si troverà il modo di aggiustare anche questo punto.

Dismissioni
dove il nostro premier afferma che: “Entro il 30 novembre 2011, il Governo definirà un piano di dismissioni e valorizzazioni del patrimonio pubblico che prevede almeno 5 miliardi di proventi all’anno nel prossimo triennio. Previo accordo con la Conferenza Stato-Regioni, gli enti territoriali dovranno definire con la massima urgenza un programma di privatizzazione delle aziende da essi controllate. I proventi verranno utilizzati per ridurre il debito o realizzare progetti di investimento locali.”
come richiesto nel terzo dei cinque punti del manifesto di confindustria dal titolo: “cessione del debito pubblico”, dove tra l’altro si legge:
“Per sostenere la credibilità e la competitività del sistema‐Paese occorre un piano immediato di cessioni del patrimonio pubblico ‐ mobiliare e immobiliare ‐ per ottenere un rapido abbattimento dello stock di debito pubblico e ridurre l’enorme perimetro della manomorta pubblica sull’economia italiana.”
Come dire: detto fatto!

Riassumendo
Dall’analisi fin qui condotta, appare evidente la concordanza tra le indicazioni di Confindustria e gli obbiettivi che si è prefissato il governo. Vogliono entrambi le stesse cose e vogliono chiudere i conti in fretta. La scusa è sempre la stessa: dobbiamo fare dei sacrifici, è l’Europa che ce li impone, dobbiamo “onorare il debito”.
Per far questo, per raggiungere cioè il pareggio di bilancio, chi dovrà pagare?

Le indicazioni sono chiare: i precari attraverso un mercato del lavoro sempre più deregolamentato, i lavoratori a tempo indeterminato che si sono visti rubare il contratto collettivo nazionale a luglio e che adesso si vedranno rubare anche l’art 18 e dovranno regalare anni di pensione allo Stato, i dipendenti della pubblica amministrazione tramite la semplificazione normativa, i lavoratori in generale che vedranno abbassarsi vertiginosamente il costo del lavoro nel giro di pochi anni, a fronte di un aumento generale del costo della vita, gli studenti che a fronte di rette sempre più elevate si vedranno offrire sempre meno servizi e sempre meno possibilità, le famiglie che diventeranno sempre di più gli unici ammortizzatori sociali e che soffriranno sempre di più il peso di una crisi che non hanno generato e che stanno pagando a oltranza, la collettività attraverso la dismissione del patrimonio statale e la privatizzazione di enti e servizi pubblici.

Chi, al contrario, farà affari d’oro?
Anche qui le indicazioni sono chiare: le aziende grazie agli sgravi fiscali e agli incentivi, di nuovo le aziende grazie all’abbassamento del costo del lavoro che si tradurrà in immensi profitti per tutte quelle realtà che non riescono a delocalizzare per debolezza strutturale, sempre le aziende grazie alla liberalizzazione delle professione e poi la malavita grazie alle grandi opere, gli evasori fiscali che avranno la possibilità di evadere in maniera ancora più determinante e infine i grossi gruppi bancari che riusciranno a continuare a fare profitto sulla debolezza dei nostri titoli pubblici.

Come fare a capire chi avrà ragione?
E’ molto semplice. Nel primo capoverso della lettera di Berlusconi c’è un indicatore chiaro: l’avanzo primario.
“Il Governo italiano ha risanato i conti pubblici e conseguirà l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013. Il debito pubblico in rapporto al PIL è stato ricondotto su un sentiero di progressiva riduzione. Nel 2014 avremo un avanzo di bilancio (corretto per il ciclo) pari allo 0,5% del PIL, un avanzo primario pari al 5,7% del PIL e un debito pubblico al 112,6% del PIL. ”

Cos’è l’avanzo primario?
E’ la differenza fra le entrate e le spese pubbliche, senza considerare gli interessi da pagare sul debito pubblico. Secondo il governo e secondo confindustria (leggi il primo paragrafo del loro manifesto), l’abbattimento delle spese produrrà una diminuzione dell’avanzo primario e quindi un miglioramento del rapporto Debito/PIL. Questo significa che secondo il loro ragionamento tra qualche anno torneremo a un rapporto debito/PIL inferiore di 8 punti percentuali rispetto al 120%.

Ovvero?
Ovvero i nostri titoli non perderanno gran parte del loro valore e potranno continuare a essere oggetto di speculazioni “innovative” sia sui mercati primari che su quelli secondari. Nel frattempo però avremo avuto il più grande attacco ai diritti sociali da quarantanni a questa parte. Si parla di tempi brevi, molto brevi. Alcuni mesi, forse un anno e poi milioni di persone vedranno sparire non solo il proprio futuro, ma anche il proprio pesante. Arrivare a fine mese sarà sempre più difficile e sarà sempre più difficile anche ribellarsi.

Tanto il governo Berlusconi oramai è agli sgoccioli. Cadrà prima che quelle misure potranno essere adottate…
Probabilmente è vero: questo governo non arriverà al 2012, ma la sostanza rimane sempre la stessa.
Il problema è che il programma descritto dalla lettera, che coincide con quello descritto nei documenti di confindustria, con ogni probabilità sarà recepito sia dall’eventuale governo tecnico che seguirà al governo Berlusconi, che dall’opposizione. Le posizioni di tutti gli attori politici dell’arco istituzionale ricalcano fedelmente sia gli assunti teorici che le misure da mettere in atto per “contrastare la crisi”. Lo stesso presidente della Repubblica da tempo appoggia queste posizioni invocando “decisioni impopolari” che secondo lui permetterebbero all’Italia di prendere nuovamente il volo. L’UE tra l’altro non fa che spingere lungo quella direzione. L’ha dimostrato in Grecia e si appresta a dimostrarlo in Italia.

Come dicevamo tre anni fa: sarà un autunno caldo, anzi caldissimo.

 

Collettivo Politico Experia Catania
27 ottobre 2011

 

 

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