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Posted by on 17 Gen 2015 in catania, collettivo experia, slide | 0 comments

La cultura dell’abbandono

La cultura dell’abbandono

 

 

Quello che Catania sta vivendo è uno stato di assoluto abbandono e degrado delle condizioni di vita di migliaia di famiglie, lavoratori, giovani, ed in generale della gran parte dei cittadini di questa città che vedono il loro presente sempre più precario ed il loro futuro sempre più vicino alla soglia di povertà.

Non vogliamo dilungarci su cosa produce la precarietà, perchè lo leggiamo e lo sentiamo ogni giorno nei media nazionali e locali, ma pensiamo fermamente che tutto si possa tradurre in una sola parola: sfruttamento.
Questo sistema dei capitali produce sempre più ricchezza per pochi, riducendo alla povertà molti.

Abbandono e degrado, vanno a pari passo in questi anni in ogni quartiere popolare di Catania, sempre più svuotati di servizi e presidi sociali e sempre più fatiscenti. Noi pensiamo che dietro a questo ci sia un preciso disegno politico.

Soprattutto nei quartieri popolari del centro questi processi negli ultimi anni si sono accelerati, seminando degrado e abbandono in ogni angolo. Perchè? Perchè queste zone della città sono strategiche per nuove operazioni di speculazione immobiliari che aspettano di partire, garantendo così gli interessi dei padroni della città, i “nuovi cavalieri del lavoro”.

Si stanno preparando al nuovo “Sacco di Catania”. Come?

 

Catania da più di 30anni aspetta il suo nuovo piano regolatore, cioè quell’atto amministrativo e politico che definisce lo sviluppo della città in funzione dell’utilizzo, dell’espansione, delle aree di interesse (storiche, culturali, abitative, ect), perchè lo stesso, nell’ordinamento italiano, è definito come uno strumento che regola l’attività edificatoria all’interno di un territorio comunale ai sensi di legge.
Quindi costruire una città, programmare la sua crescita ed espansione, significa principalmente programmare la vivibilità dei quartieri.
La trasversabilità politica negli ultimi 20anni non ha voluto tutto questo, facendo un uso indiscriminato delle varianti per trasformare questa città. Queste servono a soddisfare interessi precisi di lobby che scambiano favori e voti con la classe politica. (PUA, San Berillo, Centro Storico, Corso dei Martiri)

Da qualche settimana sono iniziati i lavori nei locali del Centro Popolare Experia in via Plebiscito, che per 18 anni è stato un punto di riferimento, per il quartiere Antico Corso e per la città, di attività culturali, sociali, di aggregazione ma soprattutto di momenti di lotta per la casa, il lavoro, il diritto allo studio.
Il Centro è stato sottratto alla città il 30 ottobre 2009 per mano dell’ex Arch. Campo (Sovr. Beni Culturali di Catania), Pogliese e Catanoso (deputati all’ARS di AN) e dall’ex Presidente della Regione Lombardo e dal Magistrato Serpotta.

Verranno spesi 1milione e 600mila euro per costruire un auditorium che dovrà utilizzare L’Ersu (Ente regionale per il Diritto allo Studio Universitario) senza che questo ne ha mai chiesto l’utilizzo. Un secondo autitorium (il primo è situato nel complesso storico della Purità in uso alla Facolta di Giurisprudenza ristrutturato nel 2008 e mai utilizzato!!) in un quartiere che da anni vive nel degrado con gli abitanti storici costretti a “fuggire”.

Un quartiere trasformato non da scelte politiche di orientamento, ma dal “mercato” che impone le sue scelta speculative che amplificano povertà e sfruttamento delle famiglie.

 

Questo quartiere non ha bisogno di un nuovo auditorium, di una nuova cattedrale del deserto, questo quartiere ha bisogno di presidi sociali, di una piazza, di uno spazio verde, di spazi per i bambini. Questo quartiere ha bisogno di dignità, la stessa strappata dallo sgombero del 2009.

 

Da oggi il Comitato Popolare Experia riprende le sue attività in via Plebiscito 903 (difronte alla Scuola Manzoni), presidiando e difendendo il quartiere Antico Corso.

Domenica 25 gennaio alle 19.30 inaugurazione della nuova sede con cena di sottoscrizione.

 

 

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