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Posted by on 14 Nov 2012 in catania | 0 comments

#14N Catania

#14N Catania

Note a caldo sulla manifestazione #14N a Catania

Quella di oggi, 14 Novembre, è stata una giornata importante. Lo sciopero generale europeo indetto dalla Confederazione Europea dei Sindacati e rilanciato in Italia dai movimenti, dai centri sociali,  dai Cobas e da tutti quei settori di massa che si oppongono alla crisi ha portato in piazza milioni di persone.
Con l’avanzare della crisi, malgrado si parli tanto di governance, la situazione sta diventando sempre più ingestibile, sempre meno compatibile con i vecchi schemi ritualistici a cui anni di concertazione e accordi al ribasso ci avevano abituato.
In Grecia, in Spagna, in Irlanda, in Portogallo e adesso per fortuna anche in Italia, lavoratori, precari, disoccupati, studenti, pensionati sono scesi in piazza per rivendicare il diritto di scegliere liberamente sulle proprie condizioni materiali, al di là dei diktat della Troika e delle favole dell’austerity che governi imposti dalla banche vorrebbero farci digerire. Anche a Catania come nel resto dell’Europa, un corteo di cinquemila persone ha attraversato rumorosamente le vie del centro, violando più volte i cordoni della polizia, occupando gli uffici della Serit, ponendo il problema del non pagamento del debito e dello smantellamento delle angenzie che sul territorio controllano e gestiscono la riscossione dei tributi, per concludersi con un’assemblea finale in piazza Teatro Massimo.

Quello di Catania, è stato un corteo che ha visto sfilare assieme studenti e professori, precari e lavoratori, disoccupati, vecchi e giovani, che è tornato a mettere in discussione l’inerzia di tanta politica rappresentativa che tenta di ristabilire impossibili alleanza politiche antiquate che non rispondono  più ad alcun contatto con la realtà.
Ci muoviamo in uno scenario post concertativo, è inutile farsi illusioni: la stagione degli accordi e accordini sulle spalle dei lavoratori è finita. E’ finita perché con il pareggio in bilancio in costituzione, la distruzione della contrattazione collettiva nazionale, il fiscal compact, l’attacco alle pensioni e allo statuto dei lavoratori,  non serve più a nulla. Gli assetti capitalistici che governano il paese dopo aver incassato vittoria su vittoria, dopo aver distrutto ogni parvenza di conflittualità all’interno dei sindacati, adesso hanno cambiato registro: E’ il mercato che comanda e che stabilisce tempi e modi dello sfruttamento, senza contrattare più nulla con nessuno, né sindacati, né partiti. La troika comanda, il Parlamento e il Senato, e in cascata Regioni, Province, Comuni eseguono. Punto.
Per questo non ci stupiamo del comportamento che hanno tenuto oggi le sigle confederali a Catania: a fronte di una manifestazione organizzata da tutte le realtà di movimento di Catania, hanno preferito convocare un secondo corteo, nel tentativo ridicolo di sottrarre forze e numeri alla nostra manifestazione.
Oramai si comportano e agiscono da sindacati gialli e così continueranno a fare nei prossimi mesi e nei prossimi anni. E’ quella la nicchia che si sono costruiti, è quella la nicchia che è stata loro assicurata.

Né ci stupiamo dell’assenza di tutte quelle forze politiche comparse nella scorsa campagna elettorale e che adesso sono di nuovo scompare. Non ci stupiamo che manchino le forze politiche che parlano soltanto di primarie e di legge elettorale, né che manchino quelle che promettono le rivoluzioni sui blog, né quelle che a parole sono contro Monti ma nei fatti appoggiano le coalizioni, i partiti che sostengono Monti e le sue politiche.
Sono vecchi residuati di un passato che non esiste più. La sovranità adesso è Europea, la loro funzione di controllo oramai si è esaurita, il loro tempo è finito.
L’austerity, l’utilizzo del debito come meccanismo di repressione e controllo, la creazione di un immenso esercito di lavoratori precari e disoccupati, il costante sfruttamento di manodopera migrante, ha reso questi sindacati e questi partiti roba d’antiquariato.

E’ ora di superare le vecchie ritualità, le vecchie parole d’ordine.

I segnali che arrivano dalle piazze sono chiari: Nessuno vuole più fare delle semplici sfilate, nessuno crede più nel potere mistico di manifestazioni e cortei che si trasformino semplicemente in gioiose parate autoreferenziali: A Catania, a Torino, a Roma, a Modena, a Napoli, Milano, Padova, in Sardegna e nel resto d’Italia questo sciopero generale si è trasformato anche in altro: chi ha occupato la Serit, chi la provincia, chi la Torre di Pisa, chi le università, in una valanga di cortei selvaggi e non autorizzati che hanno paralizzato le città. Questa è soltanto la prima espressione di un conflitto sociale che sta iniziando a mostrare il suo volto.

Certo siamo soltanto all’inizio. E’ indubbio che in Italia, come nel resto d’Europa, fatichi a consolidarsi un’opposizione sociale che si traduca in organizzazione complessiva dei soggetti investiti dalla crisi e che riesca a incanalare l’enorme potenziale conflittuale che la crisi sta scatenando. I territori sono attraversati da contraddizioni profonde, sono attraversati da processi che non iniziano né si concludono al loro esterno ma che rimandano continuamente a tematiche transnazionali. Da un lato la precarietà diventa sempre più velocemente la forma generale dello sfruttamento capitalistico, dall’altro il vecchio modello produttivo/industriale conta ancora milioni di individui ai quali pian piano stanno sottraendo tutti i diritti conquistati in anni di lotte, e in mezzo ci sono i disoccupati e la lenta scomparsa di tutti quei posti di lavoro creati ad hoc per alimentare le clientele di partiti e partitini locali. Organizzare tutte queste soggettività è un compito arduo e una sfida allo stesso tempo.

Noi del collettivo Experia quella sfida vogliamo coglierla e invitiamo chiunque voglia darci una mano a mettersi in contatto con noi per mettersi in gioco con noi, in prima persona. La manifestazione di oggi è soltanto l’inizio di un percorso più ampio che dovremo costruire assieme nei prossimi mesi, lotta dopo lotta, rivendicazione dopo rivendicazione, con i nostri cuori, con le nostre teste, con le nostra braccia.
I nostri contatti email: cpoexperia@senzapadroni.org 

 

Collettivo politico Experia
14 novembre 2012

 

 

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