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Posted by on 9 Mag 2015 in collettivo experia, lotte e resistenza | 0 comments

Contro l’Expo e il Capitalismo che lo produce!

Contro l’Expo e il Capitalismo che lo produce!

 

La manifestazione del 1 maggio a Milano contro l’evento Expo ha dato concretezza al portato storico di questa data e lascia come risultato un’importante giornata di lotta e dei fattori oggettivi su cui è utile riflettere per coglierne gli aspetti positivi, così come i limiti. Rifletterci per essere più forti nella pratica, al passo con la velocità con cui gli eventi si susseguono attorno a noi e preparati all’intensificarsi dello scontro di classe che si prospetta all’orizzonte. Scontro che rimane sempre tra una classe di sfruttatori e una di sfruttati.
Molto è già stato scritto da vari compagni e condividiamo altrettante molte riflessioni. Ci teniamo, però, a porre l’accento su quanto segue.

1. La partecipazione al corteo è stata ampia, variegata e soprattutto caratterizzata dalla presenza di giovani e giovanissimi compagni, spesso tra i promotori o i sostenitori di lotte proletarie e popolari. La partecipazione, inoltre, dimostra che la repressione preventiva dei giorni precedenti non ha funzionato come padroni e questura si auguravano. La repressione non ha scoraggiato la partecipazione di piazza.

2. Forte è stata la radicalità e il conflitto messo in campo dal movimento, tenendo testa, nel possibile, alla celere e al loro copioso uso di gas, difendendosi, contrattaccando e cercando di tutelare il resto del corteo. Si è materializzata una conflittualità in cui ha trovato spazio di espressione anche quel sottoproletariato sfruttato dalla crisi, soprattutto giovanile, che ha esternato la propria rabbia attraverso varie e diverse forme di lotta e azione. Un insieme di pratiche conflittuali che disegnano un malessere popolare e sociale contro le politiche da lacrime e sangue del governo, rappresentante dell’ennesimo e abnorme sperpero di denaro pubblico qual è l’Expo a favore dei profitti della borghesia. Man mano che la crisi capitalistica avanza, la pentola della collera sociale diventa sempre più colma e il 1 maggio milanese è stata un’occasione per farla sfiatare, consci che l’Expo non è solo una fiera ma una delle più grandi espressioni del sistema dominante contro cui gli oppressi si sono scagliati.

3. La barricata ha sempre e solo due lati e bisogna scegliere dove stare:
o ci si schiera dalla parte di chi lotta, sostenendo tutte le forme che la classe decide di darsi e praticare, o si finisce per allinearsi dalla parte dei padroni e della polizia. Chi oggi, dopo la giornata del 1 maggio, parla delle tute nere infiltrate, dei provocatori che hanno offuscato il corteo pacifico o di criminali devastatori fa il gioco della repressione e lascia spazio alla logica dei buoni e cattivi che divide i movimenti e il conflitto di classe. Un virus che si fa strada nel movimento da trent’anni a questa parte, fin da quando l’uso dilagante della dissociazione iniziò a contribuire al disarmo ideologico e pratico della lotta di classe. Lo stato agli inizi degli anni ’80 usò quest’arma politica per disgregare dall’interno il movimento di classe e rivoluzionario esigendo di prenderne le distanze. Tale logica politicamente dannosa, è stata riassorbita del tutto dal sistema che la usa costantemente per dividere l’unità di classe degli sfruttati. Fino ad arrivare ai giorni nostri in cui tutti si affannano a prendere le distanze anche da un semplice lancio di pietre contro una vetrina simbolo del grande capitale e difendendo implicitamente il lancio dei lacrimogeni al cs, vietati dalle convenzioni di guerra, contro centinaia di persone.
Piaccia o no, la radicalità della piazza si è evidenziata in questo corteo e tenderà a inasprirsi all’aumentare della crisi e dell’immiserimento delle persone. In questo momento, soprattutto con 10 compagne e compagni in galera, è più che mai principale rilanciare l’unità di classe!

4. Importante è stata la presenza di molti lavoratori italiani e immigrati negli spezzoni dei sindacati di base e conflittuali a dimostrazione di come la contraddizione capitale-lavoro sia il nodo principale da cui si diramano tutte le altre contraddizioni di classe del potere dominante. Altrettanto significativo è stato lo spezzone delle lotte sociali che ha raccolto una buona parte dei giovani assieme ai gruppi e alle famiglie che manifestavano per il diritto alla casa, e una consistente presenza dei comitati No Tav.

5. Dopo il 14 dicembre e il 15 ottobre del 2011 “il ventre della bestia capitalista” è stato colpito ancora una volta e ora i padroni si strappano i capelli invocando il pugno di ferro contro i “violenti”. L’Italia, nonostante Renzi le provi tutte, non è un paese pacificato e la borghesia trema per la protesta della classe sfruttata che non rientra nella propria compatibilità. Non lo dice solo il corteo di Milano ma anche tutte quelle lotte popolari e di classe che da tempo si susseguono per difendere il posto di lavoro, la casa, l’istruzione pubblica o il territorio oppure per cacciare dei fascisti. Pensiamo che i proletari non si siano lamentati troppo delle vetrine in frantumi, sicuramente più preoccupati dal frantumarsi del proprio futuro. Crea più effetti negativi alle masse popolari lo sperpero di denaro pubblico per l’expo che le scritte o le banche distrutte.

6. Lo sfruttamento è europeo, così è stata anche la protesta, i compagni provenienti da altri paesi erano legittimati a esserci. Non solo per la scadenza del 1 maggio ma perché crediamo nella lotta internazionalista e in quel filo rosso che unisce le resistenze dei popoli, da Atene a Francoforte, da Baltimora alle strade di Milano, dalle foreste del Testet ai boschi della Val di Susa.

7. La repressione colpisce da sempre chi lotta fuori dal controllo istituzionale. Probabilmente l’inchiesta per il corteo avrà dei lunghi strascichi e dovranno essere affrontati con la coscienza che la repressione è un aspetto della lotta che andrà rilanciata per farle fronte, preparandosi uniti alla difesa dei compagni arrestati e denunciati, così come al sostegno degli spazi di agibilità politica.

8. Quello che di violento avviene dagli oppressi e dai subalterni non sarà mai paragonabile alla violenza e a allo sfruttamento quotidiano del sistema dominante: guerra imperialista, licenziamenti, precarietà, morti bianche, il Mediterraneo trasformato in un cimitero marino. Cosa sono le vetrine dei simboli del capitalismo rotte a confronto della barbarie che ogni giorno vediamo in giro per il globo? Siamo talmente assuefatti dalla distruzione, sia sociale che umana, che i suoi responsabili ci fanno inorridire solo quando sono colpiti i loro beni materiali e i loro simboli. D’altronde anche questa è coerenza (la loro) visto che coloro che hanno aumentato i profitti escludendo i popoli dall’accesso alla terra, all’acqua, alle materie prime, alle fonti energetiche e minerali, quelli che si arricchiscono nel controllare l’approvvigionamento del cibo, saranno proclamati eroi che salveranno il mondo dalla fame e dalla carestia nella novella veggente rassicuratrice dell’Expo. All’ipocrisia non c’è mai fine.

Libertà per le compagne e i compagni arrestati!

Solidarietà ai denunciati e agli inquisiti!

Alla violenza degli oppressori rispondere con la violenza degli oppressi!

Possiamo trovarci a Milano così come in Val di Susa ma si parte e si torna sempre insieme!

Assemblea della mensa Marzolo Occupata
Collettivo politico Experia Catania

Padova 5 maggio 2015

 

 

 

 

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