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Posted by on 26 Gen 2012 in crisi | 0 comments

Con i Popoli in rivolta sempre!

Con i Popoli in rivolta sempre!

Sempre dalla parte dei popoli in lotta: é questo che ci sentiamo di dire a gran voce su quello che in questi giorni si è sviluppato in Sicilia; su un movimento, quello dei forconi, che, partito dalle rivendicazioni corporative di agricoltori, autotrasportatori e pescatori, si è via via allargato abbracciando strati di popolazione sempre più vasti: migliaia di uomini e donne accomunati da una condizione sociale sempre più precarizzata e sempre più peggiorata dalla crisi che i padroni scaricano sulle loro e sulle nostre spalle.

Una crisi che in Sicilia si fa sentire ancora più rovinosamente: dopo aver chiuso le ultime fabbriche con Termini Imerese, adesso il governo Monti, difensore degli interessi di banche e confindustria, ha deciso di dare il colpo di grazia all’economia del sud con l’aumento della benzina, con il taglio dei trasporti ferroviari e con un sistema fiscale che, se da un lato continua a chiudere gli occhi sulle speculazioni finanziarie e sugli spostamenti di enormi flussi di denaro all’estero, dall’altro tartassa i piccoli commercianti, gli agricoltori e i pescatori costretti a chiudere e a cedere agli strozzini delle banche e della Serit i frutti di una vita di lavoro.

Il disegno è chiaro: vogliono trasformare ancora una volta i lavoratori siciliani in un immenso esercito di riserva disposto ad emigrare o ad accettare tagli salariali e di diritti pur di sopravvivere (come dimostrato da quello che succede ai lavoratori nei grandi centri commerciali, in ST, o in IKEA dove i sindacati hanno accettato di non tutelare i lavoratori per i primi due anni).

Questo abbiamo visto nei blocchi e presidi sul nostro territorio: facce di giovani senza futuro, di operai licenziati o cassintegrati, di agricoltori alla canna del gas per colpa della grande distribuzione che impone i prezzi, di pescatori e camionisti rovinati dal caro carburante.

La stampa, la classe politica di destra e sinistra, il presidente di Confindustria Lo Bello hanno parlato di rivendicazioni corporative, di infiltrazioni mafiose, di privilegiati.
Se è innegabile che loschi figuri si aggirano tra i manifestanti per controllare, per trarne benefici personali dalla protesta, è altresì innegabile la genuinità della stragrande maggioranza dei protagonisti della stessa.

Per questo  è necessario non solo rimandare al mittente queste calunnie, ma anche ribadire le colpe di una classe politica e imprenditoriale vergognosa. Non sanno fare altro che chiederci sacrifici,  continuare ad appoggiare Monti e il suo governo delle banche e della grande finanza, mentre ci tengono schiavi e ci rubano il futuro con le promesse di lavoro, l’elemosina dei pacchi di pasta e dei buoni carburante, i regali alle aziende e alle banche.

Da questa classe politica, che ha in Lombardo la sua espressione maggiore, non ci aspettiamo nulla. Non importa se a Palermo o a Roma, lui e la sua cricca faranno sempre e solo gli interessi dei padroni.

Piuttosto che dialogare con Lombardo, questo movimento si deve allargare,  deve diventare il movimento di rivendicazioni di tutti i lavoratori e delle loro famiglie. Deve rivendicare il diritto ad una esistenza dignitosa, il diritto alla scuola e alla sanità pubblica ed efficiente al lavoro stabile e adeguatamente retribuito, ad una pensione dignitosa, ad una casa per tutti, ad un ambiente pulito.

Noi abbiamo un’unica alternativa alla crisi: la lotta popolare, l’unica in grado di ottenere risultati reali.

E se tutto questo continua, se continueranno a trascinarci nel baratro della miseria questa lotta sarà sempre più dura e sempre più organizzata!

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