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Posted by on 15 Apr 2015 in partigiani, resistenza | 0 comments

Comandante  Angelo  Cassinera

Comandante Angelo Cassinera

 

Angelo Cassinera, Mufla (1925-2000)

Angelo Cassinera ha speso tutti i suoi 75 anni per affermare l’ideale comunista. Partigiano fin dall’età di 19 anni, dopo due mesi di carcere nazista per le sue idee antifasciste, fu tra i primi nel ‘43 a salire in montagna con il nome di “Mufla”, e a soli 19 anni si mise alla guida della brigata “Togni”. Dopo il rastrellamento dell’autunno-inverno del ’44, entrò nella “Crespi”, partecipando alla battaglia delle Ceneri e alla liberazione di Milano con i partigiani dell’Oltrepo, e diventando un simbolo della Resistenza: un periodo che segna tutta la sua vita di combattente.
Nel dopoguerra è stato funzionario del PCI dal quale è uscito nel ‘56 su posizioni ideologiche di fronte all’attacco a Stalin e al revisonismo togliattiano. Fuori dal PCI, passa prima al Movimento dei Lavoratori per il Socialismo, poi nel PDUP, sempre alla ricerca del partito rivoluzionario.
Nel 1983, con la figlia ed altri compagni, aderisce al PCd’I (m-l), dopo il cui scioglimento entra in Rifondazione Comunista militando al tempo stesso nel gruppo Lenin-Gramsci e nella Commissione nazionale di “Nuova Unità”.
Come tutti i partigiani comunisti, Angelo Cassinera rappresenta la memoria e la continuità della Resistenza. Da partigiano ha combattuto e sconfitto il regime fascista e liberato l’Italia dal Nazismo. Da comunista ha continuato fino ai nostri giorni a lottare per la liberazione dallo sfruttamento capitalista, dal giogo imperialista e per il comunismo.

Vi riportiamo l’intervento del comandate Mufla
all’iniziativa del 1999 al Centro Popolare Experia di Catania

 

Compagni, vi ringrazio di essere qui, e vi ringrazio a nome della Resistenza , della Resistenza armata, tant’è che l’ANPI provinciale di Catania ha portato la sua solidarietà a questa manifestazione, scusandosi perché non ha potuto essere presente in quanto impegnata in un dibattito sulla Resistenza, sul 25 Aprile, sui suoi significati, in una scuola di Catania. Comunque voi dovete sapere che qui vi è la solidarietà dell’ANPI nazionale attraverso la mia persona.

L’ANPI nazionale ha diramato un comunicato a tutte le federazioni e di conseguenza a tutte le sedi sparse nel nostro paese, per dire fine alla guerra, per dire fine ai bombardamenti, per dire fine ai massacri, per dire fine alla miseria che la guerra provoca. Noi ci associamo, noi vogliamo che la guerra finisca, che i bombardamenti cessino, che questi patti che il Presidente della Repubblica Scalfaro ebbe a dire “noi dobbiamo mantenere i patti stipulati”, e si è dimenticato in quel momento di essere il custode della Costituzione italiana nata dalla Resistenza.

Questa Costituzione recita all’art. 11 che l’Italia ripudia la guerra per risolvere problemi di carattere internazionale, che l’Italia non è tenuta ad invadere, che i suoi militari non sono tenuti ad andare oltre la propria frontiera, perché l’esercito popolare, l’esercito di leva dello stato italiano è un esercito cui la Costituzione assegna, all’art. 52, un preciso compito, ed è quello di difendere le frontiere della patria italiana. Noi non abbiamo frontiere in Iugoslavia, non abbiamo frontiere nel Kosovo, non abbiamo frontiere in Albania.

Pertanto ci domandiamo perché aggirando, violentando, calpestando, stuprando la Costituzione si è voluto mandare i nostri ragazzi di 20 anni a difendere la patria italiana nel Kosovo o in Albania. Eppure lo sappiamo benissimo: è un patto tra multinazionali, che un parlamento reazionario, nel lontano 1950 ha stipulato con l’imperialismo americano per far soggiacere popoli, nazioni e stati che lottavano per l’indipendenza; questo in Africa, in America del sud, nei Balcani. Scalfaro sa benissimo di aver violentato la Costituzione e l’augurio che faccio io è che Scalfaro se ne vada da capo dello stato.

Il suo settennato sta per scadere, ma il popolo italiano, sono sicuro, non sente nessuna nostalgia per questo democristiano ipocrita.
Siamo convinti che l’Italia ha bisogno di un presidente migliore, che sia il reale, vero, custode di quella Costituzione madre di tutte le leggi che il Parlamento approva, e che siano leggi ben fatte, socialmente avanzate, per far si che il popolo italiano abbia più giustizia di quanto ne ha avuta in questi 50 anni. Questo è il senso del perché oggi questa piazza e domani tutte le piazze d’Italia saranno riempite da cortei, dibattiti, da giovani, per fare festa popolare, come è giusto, come è umano, come è in loro diritto per quel divertimento collettivo, perché la Resistenza è stato un fatto di popolo, non è stato un fatto di generali e di colonnelli, è stato un fatto di popolo: per la prima volta nella storia italiana il popolo è sceso per le città e sui monti per cacciare il tedesco invasore e i fascisti loro servitori.

Per cui auguriamo, oggi e domani, che tutte le strade, tutte le piazze, tutti i teatri, siano riempiti da giovani e meno giovani per ricordare questa data del 25 Aprile. Evidentemente la data non basta, noi dobbiamo tracciare la strada sull’onda della Costituzione italiana e sull’onda della Resistenza che ha liberato il nostro paese. La strada che vogliamo tracciare è per voi giovani, che aprite gli occhi alla vita adesso, assumendovi delle responsabilità in un momento tragico come quello che sta attraversando il popolo yugoslavo.

Ebbene voi, l’ho detto ieri sera e lo ribadisco, il vostro compito, qualora il governo gestito, diretto da un ex-comunista traditore come D’Alema, vi chiamasse con la cartolina precetto, ebbene voi avete il diritto di stracciarla, avete il diritto di ribellarvi, avete il diritto di non morire per i padroni delle multinazionali; voi dovete seguire la strada della Resistenza per liberare definitivamente, come ultima tappa, il nostro paese dalle ingiustizie sociali, per liberare l’Italia e farne un paese moderno, evoluto, un paese in cui la gente possa vivere liberamente, democraticamente e fraternamente.

Questo è l’augurio che io faccio.

Angelo Cassinera
Catania 25 aprile 1999

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