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Posted by on 18 Apr 2015 in collettivo experia | 0 comments

Sull’antimperialismo – Note del Collettivo

Sull’antimperialismo – Note del Collettivo

 

Sabato 21 Marzo, la Nuova carovana internazionale di solidarietà con la resistenza antifascista Ucraina ha presentato, presso i locali del Comitato Popolare Experia, un incontro sull’opuscolo Ucraina, Golpe Guerra e Resistenza.

Come Collettivo Politico Experia, abbiamo deciso di organizzare tale incontro per ribadire alcuni punti che pensiamo cruciali nell’attuale fase storica: in primo luogo riteniamo indispensabile dar voce a tutti quei popoli che giornalmente combattono la guerra e la miserie imposte dalle potenze economiche mondiali; in secondo luogo, come fatto altre volte in passato, abbiamo voluto dare un contributo alla solidarietà internazionalista; in ultimo (last but not least), abbiamo voluto mettere in risalto gli effetti che la tendenza alla guerra ha sul nostro territorio: lo spostamento di denaro pubblico dai servizi sociali agli armamenti; la militarizzazione crescente delle nostre terre; le pesanti ripercussioni legislative di cui chiunque manifesti il proprio dissenso è vittima.

Nel corso dell’incontro sono emersi numerosi spunti di riflessione.
In primo luogo le analogie tra la nostra condizione e quella del popolo ucraino.
Le politiche ultra-liberiste loro imposte, la cancellazione dei diritti dei lavoratori, la privatizzazione dei servizi essenziali e delle risorse del paese, l’abbassamento dei salari, non sono certo delle novità, le viviamo anche noi sulla nostra pelle, ogni giorno, governo dopo governo.
Nel contesto ucraino però è possibile individuare almeno due aggravanti.
La prima è legata all’aggressione che l’imperialismo Usa e UE stanno compiendo nei confronti di quello russo, con tutte le implicazioni che ciò comporta, ossia la prospettiva di una recrudescenza delle contraddizioni inter-imperialiste e la conseguente escalation verso la guerra.
La seconda è legata alle contraddizioni che si sono innescate all’interno della classe in Ucraina. Non è un mistero che le frazioni della borghesia dominante hanno fatto leva sui sentimenti nazionalistici finanziando e promuovendo la rivolta di piazza Maidan, concedendo il controllo politico e militare della piazza alle bande neonaziste di Svoboda e Pravy Sektor; forze che si sono date il compito di reprimere ogni forma di dissenso, oltre a condurre la guerra sporca nel Donbass contro il popolo e le sue milizie popolari.
Naturalmente, il proletariato ucraino non è stato a guardare. Ha dimostrato, anzi, una grande capacità di difesa, da un punto di vista militare, organizzando il proprio esercito, mentre da quello più schiettamente politico, tentando di imporre la propria agenda nella scrittura della costituzione dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Novorossia, una carta che ha dei forti connotati progressisti. Nazionalizzazione delle miniere, divieto di privatizzazione dei settori strategici dell’economia (acqua, energia elettrica, gas), primato delle condizioni di vita del popolo rispetto al profitto: sono tutti punti centrali nell’attuale dibattito politico di quei territori.

Certo, non tutto è lineare, inutile nasconderlo e nasconderselo: l’influenza dell’imperialismo russo è forte, gli oligarchi di quella zona dell’ucraina fanno forti pressioni sulle milizie popolari affinché questa guerra popolare si risolva a loro vantaggio.
Questo a nostro avviso, però, non può essere un fattore discriminante nel dare il nostro appoggio e la nostra solidarietà internazionalista a quel popolo.
Lenin diceva “Colui che attende una rivoluzione sociale pura non la vedrà mai; egli è un rivoluzionario a parole che non capisce la vera rivoluzione”.

La storia ce lo insegna: in seno alle contraddizioni tra gli imperialismi, l’abilità dei popoli organizzati nel rivoltare e fare proprie le guerre che a partire da tali contraddizioni si scatenano, è stato il motore principale da cui sono scaturite le vittorie e l’emancipazione dallo sfruttamento capitalistico.

Questo atteggiamento da parte del Movimento di classe italiano è sempre stato chiaro. È vero: talvolta si è peccato di eurocentrismo, la malattia cioè di leggere gli avvenimenti che coinvolgevano i popoli extraeuropei con chiavi proprie della società del vecchio continente; ma era impensabile che si negasse l’appoggio ad un popolo aggredito da un esercito imperialista.
Oggi tali degenerazioni sono deflagrate. E’ sotto l’occhio di tutti: parlare dell’Ucraina è politicamente scorretto perché si rischia di fare un favore all’omofobo Putin; impegnarsi nella solidarietà con il popolo palestinese è svantaggioso perché ha la colpa di sostenere gli islamisti di Hamas; e così via per il popolo siriano e Assad, gli afghani e i Taliban..etc.

Noi riteniamo che in questa visione da puristi dell’antimperialismo si commettano (almeno) due errori: il primato della geopolitica sulla lotta di classe e la ricerca della lotta pura.
Riguardo al primo, l’analisi delle contraddizioni deve vedere come timone del nostro agire il proletariato e gli strumenti che di volta in volta si da per resistere. In molte analisi invece la classe è assente, gli unici attori in gioco sono le potenze mondiali o regionali di turno. Si fa il gioco di chi, rossobruni in testa, predilige l’analisi geopolitica tout-court per nascondere la propria internità al sistema.

Riguardo al secondo, ci appare evidente che la lotta pura è impossibile proprio perché la storia cammina sulle contraddizioni che la lotta tra le classi genera. La dinamica del conflitto va analizzata in tutta la sua complessità, non semplificata fino al paradosso.
Il nostro compito non è quello di tifare per questo o quel regime, ma di comprendere il loro ruolo nella dinamica dei rapporti tra le classi e i flussi di capitale internazionali.

Ciò significa avere coscienza delle difficoltà e della tortuosità che ogni lotta di liberazione presenta, non limitarsi a stilare resoconti imparziali dei fatti, ma al contrario individuare i movimenti di classe e dare forza a tutto ciò che rappresenta un progresso verso la sconfitta del capitalismo e delle sue guerre.
Disquisire nei salotti o sulle pagine facebook serve a poco o nulla. Occorre sostenere chi, sul campo, mette in gioco la propria vita.
Ciò può essere fatto in decine di modi differenti: sul luogo di lavoro (precario o meno), riprendendoci tutto ciò che il jobs act ci ha tolto; a Niscemi, impegnandoci nella lotta contra il Muos e le altre servitù militari che ci opprimono da più di 50 anni; per strada, nelle scuole, nelle piazze, impegnandosi a fondo nella difesa dei propri diritti, dalla casa alla salute.

Solo chi lotta decide e chi lotta nel mondo ha deciso di porre fine alla barbarie e allo sfruttamento capitalistico per costruire una società nuova libera e socialista.

Comunisti sempre!

Collettivo Experia Catania
marzo 2015

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