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21 marzo. Newroz, giorno di lotta e di solidarietà con il popolo Kurdo

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21 marzo. Newroz, giorno di lotta e di solidarietà con il popolo Kurdo

Sabato 24 marzo 2012 dalle ore 20.00
Cena di solidarietà con video e musica dal kurdistan
Sede Arci Catania – P.zza Carlo Alberto 

 

È il Newroz, la festa del nuovo  giorno, la festa che per tutti i popoli mesopotamici e per il popolo  kurdo in particolare, segna la fine dell’ oscurità e la rinascita della  luce e della vita.
Nel Kurdistan, nel paese che non c’è, una delle più  grandi nazioni al mondo alla quale viene negato il diritto ad esistere, con una popolazione che orgogliosamente e con  grande dignità porta avanti le proprie rivendicazioni e che  trova in questa festa la  sintesi e l’ apoteosi della sua lotta.
Il giorno del fuoco, dei grandi  fuochi, a segnare degli spazi di libertà, sotto la costante minaccia  della repressione armata poliziesca che, specialmente in Turchia, non  tollera questa forma di rivendicazione politica e sociale.
newroz31-1024x682Fino a questo momento, le autorità turche hanno scelto di affrontare la questione curda con la violenza, il saccheggio di risorse e l’annientamento, rifiutando il dialogo e la negoziazione.
Negli ultimi mesi, le operazioni militari transfrontaliere hanno provocato la morte di 41 civili e l’esercito turco ha utilizzato armi chimiche (in violazione della Convenzione di Parigi) contro le forze della guerriglia curda.
Il 28 dicembre 2011, l’aviazione militare turca ha bombardato e ucciso 34 civili innocenti nel villaggio di Roboski. Nel febbraio 2012, decine di minori curdi detenuti nel carcere di Pozanti (Adana) hanno dichiarato di essere stati abusati sessualmente.  Il nuovo rapporto dell’IHD (Human Rights Association) afferma che nel 2011 nella regione kurda sono state registrate 29.366 violazioni dei diritti umani, un incremento sostanziale rispetto all’anno precedente, in cui 23.520 violazioni erano state denunciate. Nella relazione è stato sottolineato l’aumento rispetto agli anni precedenti, di scontri a fuoco, vittime civili e arresti così come un aumento di oltre il 100 per cento della tortura e dei trattamenti inumani.
E’ chiaro che né alla Turchia, né ai suoi alleati europei, momentaneamente troppo impegnati a tutelare i diritti umani in zone come la Siria e  l’Afghanistan  stanno a cuore delle soluzioni che mirino alla salvaguardia del diritto e della pacifica convivenza in quell’ area. L’unico obiettivo diventa la cancellazione della resistenza e dell’identità Kurda.
Prova di ciò è che nonostante le dichiarazioni degli anni passati da parte del PKK di voler deporre le armi, lo stato turco ha continuato a saccheggiare le riserve petrolifere dell’area, tollerare gli assassinii dei rappresentanti locali del movimento ad opera di “ignoti autori” e continuare con  gli arresti di massa  nei confronti della popolazione kurda, inclusi un gran numero di bambini (196.000 persone sono state condannate per reati politici negli ultimi 8 anni).
Definire la questione sempre come un problema di terrorismo, invocare una capitolazione incondizionata della  Resistenza Popolare  in  Kurdistan, discutere in modo offensivo sulla facoltà di poter scegliere la lingua kurda piuttosto che dare la possibilità di studiare in kurdo e liquidare i rappresentanti del popolo del Kurdistan, Abdullah Öcalan, il PKK e la parte politicamente legale del movimento come non possibili interlocutori significa voler condurre la questione verso una direzione ben lontana dalla “pace giusta e duratura” invocata per anni dal Partito dei Lavoratori del Kurdistan.

 

 

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