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Posted by on 21 Ott 2013 in anticapitalismo, crisi | 1 comment

19Ottobre Roma: la mobilitazione popolare!

19Ottobre Roma: la mobilitazione popolare!

Una grande manifestazione ha attraversato sabato 19 ottobre le vie di Roma. Più di 70mila manifestanti si sono dati appuntamento in Piazza S. Giovanni e hanno sfilato in una città militarizzata.

Il dato che ci piace più sottolineare della manifestazione è stata la grande partecipazione popolare. Migliaia di famiglie che rivendicavano il diritto ad avere una casa e ad occuparne una tenuta sfitta dalla speculazione delle grandi immobiliari, operai, studenti precari e disoccupati, che rivendicavano il diritto ad un reddito.
Tutti uniti in un corteo disciplinato e combattivo che ha raggiunto tutti gli obiettivi prefissati. Primo il ministero dell’Economia, simbolo delle politiche antipopolari, portate avanti da Letta e soci, che avvantaggiano i grandi ricchi di questo paese e continuano ad impoverire gli altri, assediato e sanzionato, poi la conquista di Porta Pia dove ancora oggi continua l’assedio al ministero delle infrastrutture.

Un corteo unito che spezzato dalle cariche poliziesche ha saputo reagire, ricompattarsi e marciare unito, alla faccia di chi parla di divisioni tra buoni e violenti. La stessa rivendicazione della libertà per i fermati venuta dall’assemblea dopo il corteo è testimone dell’unità d’intenti della totalità dei manifestanti.

19ottobre-roma-spray-experia-cataniaUn corteo che ha dimostrato che è vincente, la determinazione, la mobilitazione popolare e la chiarezza che esiste una sola lotta perchè il nemico è uno solo.

Un corteo che ha dimostrato che non esistono vie legalitarie, che i diritti si conquistano che è perdente chi indica come soluzioni il buongoverno, o unità tra ceti politici che hanno perso le poltrone in parlamento.

Adesso bisogna fare un passo in avanti, i capitalisti dimostrano giorno dopo giorno che il loro progetto prevede la fame e la miseria per tutti noi, dimostra che chi pensa che questo sistema economico è riformabile è fuori dalla storia. L’unica via maestra è quella di unire le lotte, organizzarci in quanto sfruttati, divenire una classe sociale compatta in grado di abbattere il capitalismo e il suo sfruttamento.

La nostra lotta si fermerà solo quando riusciremo a creare una nova società senza sfruttamento, senza fame e miseria, senza ricchi e poveri, quando metteremo le basi per il comunismo.

1 Comment

  1. Ancora una volta mi permetto di fare delle osservazioni sulle valutazioni avanzate da molti compagni sulla giornata del 19. Si parla giustamente di partecipazione popolare e di unire le lotte degli sfruttati. Tutto giusto, tranne che nel dimenticare la giornata del 18. Non si tratta di ricordare che esistono organizzazioni che hanno dato vita ad un’altra giornata di lotta, ma di sottolineare alcuni dati che rendono le analisi sul 19 incomplete, parziali, rischiando di essere un po’ mistificanti e autoingannevoli. Innanzi tutto non si capisce perchè quei lavoratori che hanmo partecipato allo sciopero del 18 non siano “popolari” da poter essere annoverati tra le masse “popolari” che hanno animato queste giornate di lotta di classe. Chi dimentica il 18, dimentica anche loro. Inoltre, se non si vuol pensare che ci si voglia dimenticare volutamente dei sindacati di base, bisogna ricordare, o far presente qualora non lo si sapesse, che proprio quei sindacati si sono impegnati in uno sforzo organizzativo senza il quale non dico il 18, ma nemmeno il 19 sarebbe stato possibile, non almeno con quei numeri. Chi ha organizzato quelle due giornate di lotta ha voluto veramente unire le lotte, sapendo che ormai la strada vertenziale riguarda pochi e insegue di fatto la frammentazione del mondo del lavoro e del non lavoro. Se ci dimentichiamo di questa forza politica che per molti non è stato visibile, solo perché la generosità di chi vi ha lavorato non ha preteso di mettere cappelli sulle lotte, ma solo sostenerle e unificarle, allora manchiamo il nostro obiettivo di unità delle varie forme di lotta. Per esempio, tra le persone che hanno sfilato il 19, molti erano immigrati, e non si esagera se si dice che questi immigrati costituivano la metà di quel corteo. Questi migranti lottano per la casa e stanno dentro le occupazioni. Io non so chi conosce l’ASIA, ma chi non la conosce non sa che dietro e dentro le lotte per la casa ci sta questa organizzazione sindacale.
    Ripeto, non si tratta di volersi prendere dei meriti, ma di sottolineare che quegli stessi compagni che hanno dato vita al 18 hanno anche dato il loro non indifferente contributo per la riuscita del 19.
    “Così, giusto per saperlo”

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